
32) Il fine della morale non  n il piacere, n l'onore, n la
ricchezza, ma la felicit.
Riservandosi di trattare della vita contemplativa (theoretiks
bos) pi oltre (libro decimo), Aristotele analizza la vita dedita
al piacere (edonismo), o alla ricerca dell'onore (la politica),
dimostrando che in nessuna di esse consiste il Sommo Bene.
La ricerca del Bene supremo sta al di sopra delle scelte parziali
(il perbenismo, le buone maniere, l'essere socialmente accetto, il
successo, il piacere), perch il Bene supremo partecipa della
perfezione e non  strumento per conseguire altri beni. A questi
requisiti risponde solo la felicit, che quindi  il Sommo Bene a
cui tende l'attivit pratica dell'uomo.
Etica nicomachea, 1095b 14-1096a 10; 1097a 30-1097b 6 (vedi
manuale pagina 137).
1   [1095 b] [...] Infatti dai loro modi di vivere non a torto il
volgo e le persone rozze sembrano concepire il bene e la felicit
come il piacere. Per questo essi amano la vita che  dedita al
godimento. Infatti tre sono esattamente i principali generi di
vita: quello che ora s' detto, la vita politica e, in terzo
luogo, la vita contemplativa.
2   Ebbene, la massa si mostra del tutto simile agli schiavi,
scegliendo una vita propria degli animali; tuttavia trova una
giustificazione per il fatto che molti di coloro che rivestono
cariche direttive hanno gusti uguali a Sardanapalo.
3   Le persone raffinate e portate ad agire prediligono invece
l'onore; infatti  ordinariamente questo il fine della vita
politica. Ma risulta essere una cosa pi superficiale di ci che
cerchiamo. Infatti  opinione comune che esso dipende pi da
coloro che onorano che da chi  onorato, invece noi presentiamo
che il bene  qualcosa di personale e di difficilmente perdibile.
Inoltre gli uomini sembrano perseguire l'onore per avere motivo di
credere che essi sono persone dabbene. E difatti cercano di essere
onorati dalle persone sagge, e presso coloro dai quali sono
conosciuti, e per la loro virt. Dunque  chiaro che almeno
secondo questi uomini la virt  superiore.
4   Forse allora si potrebbe supporre che questa piuttosto
costituisce il fine della vita politica. Ma anche questa risulta
troppo poco perfetta. Infatti ad avviso di tutti  anche possibile
che una persona che possiede la virt dorma o resti inattiva nel
corso della vita, e che oltre a ci patisca mali ed abbia in sorte
le sventure pi grandi. [1096 a] E chi vive in questo modo nessuno
direbbe felice, se non per voler sostenere a tutti i costi la
propria tesi.
5   Ma intorno a questi generi di vita basti cos: di essi infatti
si  detto a sufficienza anche nei trattati dati a pubblica
conoscenza. Il terzo  la vita contemplativa, intorno alla quale
faremo la ricerca in seguito.
6   La vita di lucro  una vita di costrizione e la ricchezza non
 in tutta evidenza il bene ricercato: infatti essa  soltanto una
cosa utile ed un mezzo in vista di altro. Per questo si potrebbe
supporre che piuttosto i beni precedentemente detti siano fini;
infatti sono amati per se stessi. Ma  evidente che non lo sono
neppure quelli, anche se molti argomenti sono stati diffusi in
loro favore.
7   Si tralascino dunque questi beni.
8   [1097 a] Ritorniamo di nuovo al bene che  l'oggetto della
nostra ricerca. Che cosa mai pu essere? Infatti appare come una
cosa in un'azione e in un'arte, come un'altra in un'altra azione e
in un'altra arte: infatti  altro in medicina, in strategia e cos
di seguito nelle restanti arti. Che cos' dunque il bene di
ciascuna? Non  forse ci in vista del quale si compie il resto?
Questo in medicina  la salute, in strategia la vittoria, in
ingegneria la casa, in un'arte una cosa, in un'altra un'altra; ma
in ogni azione ed intenzione  il fine. Infatti  in vista di
questo che tutti compiono il resto. Di conseguenza, se qualcosa 
fine di tutto ci che  oggetto d'azione, questo sar il bene
realizzabile nella prassi; e se vi sono pi cose, saranno queste.
9   Pertanto il discorso, passando da un'istanza all'altra,
perviene allo stesso risultato di partenza; ma questo risultato
bisogna sforzarci di chiarire ancora di pi.
10  Poich i fini sono manifestamente molteplici e di questi noi
scegliamo alcuni a motivo di altro (ad esempio la ricchezza, i
flauti e in generale gli strumenti),  evidente che non sono tutti
perfetti; invece il bene supremo  manifestamente qualcosa di
perfetto. Di conseguenza, se vi  un fine soltanto che  perfetto,
questo sar il bene che cerchiamo; se sono molti, il pi perfetto
di questi.
11  Ci che  degno di perseguirsi di per se stesso diciamo che 
pi perfetto di ci che lo  in ragione di altro; e ci che non 
mai sceglibile a motivo di altro diciamo che  pi perfetto delle
cose che sono sceglibili talvolta per se stesse, talvolta a motivo
di quell'altro; e pertanto diciamo che  perfetto in senso
assoluto ci che  sempre sceglibile per se stesso e non mai a
motivo di altro. Ora, una tale cosa tutti ritengono che 
soprattutto la felicit. [1096 b] Questa infatti noi scegliamo
sempre per se stessa e non mai a motivo di altro; invece l'onore,
il piacere, l'intelligenza ed ogni virt li scegliamo s anche per
se stessi (infatti sceglieremmo ciascuno di essi anche se non ci
pervenisse alcun vantaggio), ma li scegliamo anche in vista della
felicit, supponendo che mediante essi saremo felici. Invece
nessuno sceglie la felicit in vista di questi beni, n, in
generale, a motivo di altro.
12  In tutta evidenza la stessa conclusione deriva anche partendo
dall'autosufficienza: infatti - ad avviso comune - il bene
perfetto  sufficiente in s. Intendiamo quello che  sufficiente
in s non per un individuo singolo, che viva una vita solitaria,
ma anche per i suoi genitori, per i suoi figli, per sua moglie e,
in generale, per i suoi amici e per i concittadini, poich per
natura l'uomo  un essere politico. Ma bisogna assumere un limite
di queste persone: infatti per chi le estende agli avi e ai
discendenti e agli amici degli amici, si va all'infinito. Ma
questo problema dev'essere esaminato in seguito. Per il momento
poniamo che ci che  sufficiente in se stesso  ci che, pur
essendo da solo, rende la vita sceglibile e non bisognosa di
nulla; ora una cosa di questo genere noi riteniamo che  la
felicit. Inoltre riteniamo che  la pi degna di scelta di tutte
le cose senza che sia sommata ad altro - se poi fosse sommata, 
chiaro che sarebbe pi degna di scelta in unione con il pi
piccolo dei beni: infatti l'unione rende superiore la somma dei
beni e, fra due beni, quello pi grande  sempre pi degno di
scelta. Pertanto la felicit  manifestamente alcunch di perfetto
e di autosufficiente, essendo il fine delle cose che sono oggetto
d'azione

(Aristotele, Etica Nicomachea, Rizzoli, Milano, 1986, volume I,
pagine 93-95; pagine 103-105).

